In una lettera pubblicata sulla Gazzetta di Parma nell’edizione dell’11/07/2019 il presidente provinciale di Fismo Confesercenti Giorgio Vernazza risponde all’editoriale di Franco Mosconi ricordando l’utilità dei negozi di vicinato, per la città e per l’economia:

Egregio direttore,
prendendo spunto dall’editoriale del docente universitario Franco Mosconi, apparso sulla Gazzetta di Parma, dove si dice che servono imprese dalle spalle più larghe, l’articolo inizia con una domanda: «Servono le grandi imprese?». 
Un dibattito che fa riflettere. La nostra provincia si è arricchita di nuovi Cavalieri del lavoro. Barilla ha 28 poli produttivi in tutto il mondo; Crédit Agricole ha saputo mantenere le radici sul nostro territorio, pur sapendosi trasformare a livello europeo e con uffici sempre più digitalizzati, certamente funzionali ma molto più freddi. Ma questo, si dice, è il futuro e chi non ha saputo cogliere i cambiamenti è uscito «dai giochi».

Ma nell’editoriale c’è una frase che mi fa sentire parte in causa: «Nel nostro Paese per molti lustri si è portato avanti il culto del piccolo è bello». Questo mi ha riportato alla campagna promozionale Fismo dove diciamo che nel piccolo c’è la misura giusta in cui trovare qualità e professionalità.
Analizziamo le due cose: da una parte le grandi aziende, dall’altra le piccole. Sembrerebbe un’assurdità pensare che la piccola abbia lo stesso valore della grande, ma proviamo a pensare a chi distribuisce per esempio la pasta se non una rete di piccole attività. Dati alla mano nel complesso le attività in regione sono circa 404.512 (di cui il 90% fino a 10 dipendenti), dando lavoro a circa 2 milioni di persone. E le banche? Crédit Agricole ha il 60% dei clienti in piccole aziende e pensiamo alla valenza dei movimenti nonostante la crisi. Un grosso aiuto viene dalla cooperativa di garanzia dei commercianti che garantisce fino all’80% presso gli istituti di credito.

Nell ’editoriale si parla delle grandi catene, spesso raggiungibili solo in auto, mentre la piccola attività in centro è penalizzata da varchi, parcheggi a pagamento: siamo, dicono le statistiche, una popolazione sempre più avanti con l’età e noi piccoli commercianti rendiamo un servizio al cliente dando la possibilità di acquistare senza prendere l’auto, lo facciamo sentire una persona non un numero. Pensiamo a cosa sarebbero le città senza i piccoli e «non considerati» bottegai.
Certamente il mondo corre ma non vuol dire che bisogna fare delle scelte, bisogna far andare le due cose nella stessa direzione: grandi e piccole aziende, una indispensabile all’altra.
Serve solo dialogare: il piccolo è bello ma soprattutto utile. E allora rileggiamo la domanda iniziale.

Giorgio Vernazza
Presidente provinciale di Fismo-Confesercenti

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