Nel 2013, era stata approvata, con il convinto sostegno di ANVA-Confesercenti, una legge regionale che limitava sensibilmente il proliferare dei mercatini degli hobbisti, imponendo agli operatori un tesserino rilasciato dal Comune con un massimo di partecipazioni possibili in un arco temporale definito, terminato il quale si dismetteva l’attività hobbistica o la si trasformava in attività di impresa con partita IVA.

Già allora si era intuito che il fenomeno dei mercatini senza regole da parte di privati potesse rappresentare, per consistenza e per deregolamentazione un elemento di forte concorrenza sleale e di abusivismo commerciale e con il più grave rischio che in essi potessero annidare fenomeni di illegalità.

Purtroppo la legge regionale del 2013 non trovò applicazione reale perché la successiva  Delibera di Giunta Regionale n° 151 del 2014, voluta fortemente da una parte delle Amministrazioni Comunali della Regione, ha reso inefficace e inapplicata la legge del 2013 e ha sortito l’effetto dirompente e contrario di consentire una illimitata organizzazione di mercatini del riuso, che non dovendo sottostare alla normativa in materia di commercio su area pubblica e in sede fissa godono di una inaccettabile condizione di mancanza di regole ,controlli e sanzioni.

Il risultato è che vi sono centinaia di mercatini del riuso in tutta la Regione dove centinaia di operatori anziché scambiare o cedere oggetti propri, altrimenti destinati alla dismissione e allo smaltimento, effettuano operazioni commerciali di prodotti, il più delle volte acquistati e poi rivenduti, con una organizzazione professionale e in maniera non occasionale o saltuaria, ma ripetitiva e sistematica. Nel settore dell’antiquariato e del modernariato il volume di affari dei cosiddetti “hobbisti” e degli abusivi supera addirittura il 50% dei consumi del settore.

Per queste ragioni riteniamo che molti soggetti privati che vendono nei mercatini del riuso svolgano attività di impresa, anche se non in forma prevalente e come tali dovrebbero sottostare alla normativa prevista per le imprese sotto il profilo amministrativo, fiscale e previdenziale.

Urge pertanto una regolamentazione del settore e a proposito Anva-Confesercenti rinnova la richiesta alla Regione Emilia Romagna di far rispettare in tutto il suo territorio la Legge regionale sugli hobbisti e di annullare la delibera sui mercatini del “riuso” che viene utilizzata strumentalmente per aggirare tale normativa, con l’accondiscendenza, purtroppo, di taluni Comuni.

Non si vogliono sopprimere pratiche virtuose di riuso o di scambio di prodotti, ma piuttosto ricondurle nel loro alveo naturale e corretto, a garanzia dei consumatori, nel pieno rispetto delle volontà del legislatore nazionale in tema di riutilizzo di prodotti e a tutela delle imprese commerciali.

“Le molteplici forme di commercio di prodotti e merci su area pubblica al di fuori della normativa regionale di riferimento – sostiene Enrico Ferrari, Coordinatore regionale ANVA-Confesercenti- hanno assunto dimensioni e modalità tali da danneggiare pesantemente chi opera in modo regolare; veri e propri canali paralleli senza regole e senza controlli che non sono più accettabili per la nostra Associazione che da sempre si batte per il rispetto della legalità e per dare dignità alle imprese in un sistema di diritti e doveri condivisi e uguali per tutti”.

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