Uno scenario che, secondo il World Economic Outlook FMI, vede l’Italia concludere il 2013 con un PIL in contrazione dell’1,8% rispetto a un valore medio dell’area Euro in calo dello -0,4% (ma con Germania a +0,5% e Francia a +0,2%) e con la prospettiva di raggiungere nel corso del 2014 un +0,6% su scala nazionale e +1% in area Euro. Questa la cornice entro cui la Camera di commercio colloca l’analisi congiunturale dell’economia parmense nel 2013, dandone una prima fotografia che riflette la situazione del periodo gennaio-settembre.

Nei primi mesi l’economia di Parma vede rallentare la contrazione di tutti i principali indicatori: fatturato, produzione e ordini che, però, continuano a segnare dati negativi ormai da otto trimestri consecutivi. Le variazioni tendenziali risultano meno pesanti di quelle rilevate nei primi 9 mesi del 2012.

A livello nazionale e regionale, l’andamento degli indici congiunturali è più pesante rispetto al parmense.

Particolari riflessioni sono da riservare all’edilizia, che a livello provinciale, regionale e nazionale ha visto appesantire una situazione già profondamente critica.

Si contrae di 686 unità il numero delle imprese attive nel parmense: nascono in numero molto contenuto (2.670, il più basso degli ultimi 11 anni) mentre oltre 3mila vengono cessate. Al 31 dicembre sono poco più di 42mila rispetto alle quasi 43.700 del 2008. Si assiste a una progressiva terziarizzazione dell’economia territoriale, una tendenza che tuttavia non garantisce lo stesso valore aggiunto procapite, perso nella contrazione della manifattura.

Le ore di cassa integrazione in crescita di quasi il 30% rispetto al 2012 e un tasso di disoccupazione che dovrebbe arrivare a 7,8 nel corso del 2014 sono ulteriori segnali di allarme di un’economia i cui contorni sono stati ridefiniti ormai in modo strutturale dalla crisi.

Segnali positivi giungono dai dati sulle esportazioni provinciali sempre relativi al periodo gennaio-settembre 2013, che segnano un +3,8% in accelerazione rispetto al 2012 (+2,2% nel 2012) e più vivaci anche della media regionale (+2%) e nazionale (-0,3%).

L’analisi è stata presentata oggi dal presidente della Camera di commercio, Andrea Zanlari, e dalla responsabile dell’Ufficio studi, Giordana Olivieri.

«Anche i numeri dimostrano che la crisi sta incidendo profondamente sulla struttura della nostra economia e la recessione è nel nostro territorio ormai da 8 trimestri consecutivi – ha commentato Zanlari – mentre chi ha scelto di orientare la propria strategia commerciale verso i mercati esteri sta raccogliendo risultati incoraggianti. Questa capacità di leggere le varie dimensioni dell’economia di un territorio è un vero e proprio bene pubblico che le Camere di Commercio mettono a disposizione della collettività unitamente alle garanzie sull’affidabilità degli operatori economici, al sostegno alle imprese, all’accesso al credito, all’export, alla giustizia alternativa, per citare solo alcune delle nostre attività. In questa fase storica l’ente camerale può svolgere un ruolo determinante nella restituzione della fiducia alle imprese e ai lavoratori».

Valore aggiunto provinciale

Il valore aggiunto provinciale, secondo le stime Prometeia-Unioncamere, cala nel 2013 di meno che nel 2012 passando da -2,6% a -1,4% e con la prospettiva di riportarsi con segno positivo nel 2014 (+1%). La dinamica è leggermente più pesante di quella regionale (-1,1% nel 2013 e +1,1% nel 2014) e in linea con quella nazionale (-1,5% e +0,8%).

Distribuendo il valore aggiunto tra i settori dell’economia parmense, si evidenzia l’aggravarsi della situazione nell’edilizia, che perde l’11,4% nel 2013 contro un valore, pure in decrescita, del 7,7% nel 2012 con la prospettiva nel 2014 di una crescita zero. L’andamento del valore aggiunto nell’industria e nei servizi (comprendenti commercio, turismo e servizi in senso stretto) è abbastanza simile: la prima dal -3,5% del 2012 passa a un -2,2% nel 2013 e dovrebbe arrivare a +0,4% nel 2014; i secondi perdono l’1,2% nel 2012, lo 0,5% nel 2013 e guadagnerebbero un + 1,2% nel 2014. All’interno dei “servizi” però, per il commercio il 2014 confermerebbe un andamento critico: vi sarebbe ancora una contrazione, sia pure dello 0,5% rispetto a quella (- 2,8%) del 2013. Invece i comparti “altri servizi” e “intermediazione finanziaria” si avvicinano allo 0 nel 2013 (-0,5% i servizi, -0,1% l’intermediazione) e dovrebbero tornare a crescere nel 2014 (rispettivamente dell’1,2% e dell’1,4%).

Osservando la dimensione del valore aggiunto provinciale dal 2008 al 2013, si nota una contrazione complessiva del 6,9%. Tutti i settori presentano valori negativi nel quinquennio, con un allarmante -35,5% nelle costruzioni, un pesante -12,1% nel commercio e un altrettanto grave -9,9% nell’industria.

Nello stesso arco temporale, il valore aggiunto procapite passa da quasi 29mila euro a poco meno di 26mila euro.

Industria

Per l’ottavo trimestre consecutivo la variazione della produzione è negativa (-2,5%). La nuova fase recessiva iniziata a fine 2011 ha condotto l’attività dell’industria provinciale a nuovi pesanti minimi. Particolarmente accentuata è la contrazione della produzione nei comparti della lavorazione dei minerali non metalliferi (-6%), del tessile (-5,5%) e del legno e mobili (-4,7%). Il calo produttivo grava maggiormente sulle imprese fino a 9 dipendenti (-3,7%) e sulle imprese con 50 e fino a 500 dipendenti (-3,5%) rispetto alle aziende di medie dimensioni, tra i 10 e i 49 dipendenti (-2,1%).

Il fatturato, la cui contrazione era andata allentandosi tra la fine del 2012 e metà 2013 (da -6,2% a -1,5%), è tornata ad appesantirsi (-2,9%) nel terzo trimestre. Anche in questo caso il dato complessivo rispetto al 2012 riporta una variazione negativa del 3%. A soffrire di più anche in questa dimensione sono la lavorazione dei minerali non metalliferi (-5,2%), il tessile (-4,7%) e la lavorazione del legno e mobili (-3,6%) cui si deve aggiungere il trattamento dei metalli, in calo del 3,7%. La contrazione dei fatturati si concentra maggiormente nelle imprese di piccole dimensioni (1-9 dipendenti) dove tocca il -3,3%; si allenta a -2,5% per le imprese tra i 10 e i 49 dipendenti e arriva a -2,2% per le aziende tra 50 e 500 dipendenti.

Andamento del tutto simile al fatturato ha avuto la dinamica degli ordini: si contraevano del 6,3% a fine 2012 e sembravano essersi stabilizzati (-0,4%) a metà dell’anno scorso; purtroppo sono invece ulteriormente diminuiti (-2%) tra luglio e settembre 2013. Lavorazione dei minerali non metalliferi (-6,2%), tessile (-5%) e lavorazione del legno e mobili (-3,8%) anche in questo caso sono i comparti a rallentare in modo più evidente. Analogamente al fatturato, ma con scarti più marcati, anche negli ordini la contrazione investe in modo più accentuato le imprese di piccole dimensioni (-3,2%), seguono le medie aziende (-2,3%) e si limita a -1,4% per le imprese più grandi.

Artigianato manifatturiero

Nell’artigianato si assiste a un lieve allentamento di una situazione critica, dove tutti gli indici congiunturali sono in contrazione da fine 2011. A partire dal primo trimestre dell’anno scorso si assiste al rallentamento della caduta di fatturato, produzione e ordini che, tra luglio e settembre si sono attestati a valori tra il -3% e il -4% (rispettivamente, -3,6%, -3,1% e -3,1%). La domanda estera è apparsa in crescita del 3,6% e segna un’inversione di tendenza rispetto al trend negativo dei dodici mesi precedenti (-1,2%). Ciononostante i dati complessivi dei primi tre trimestri 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012 danno atto che l’artigianato manifatturiero ha subito e continua a subire gli effetti della crisi in misura più pesante dell’industria nel suo complesso.

Costruzioni

L’edilizia vede nel 2013 l’aggravarsi di una situazione già critica. Il fatturato dell’industria delle costruzioni si contrae nei primi nove mesi dello scorso anno dell’11,6% rispetto al periodo equivalente del 2012, il quale era già in calo del 4,8%. La contrazione del fatturato si è verificata anche a livello regionale, dove la situazione sembra però un po’ meno pesante: si passa infatti dal -2,2% del 2012 al -5,5% del 2013. In Italia, al -11,6% del 2012 è seguita nel 2013 un’ulteriore drammatica frenata (-11,2%). Il volume d’affari dell’edilizia parmense non smette di contrarsi dai primi mesi del 2011, ha toccato la massima decelerazione nel primo trimestre dell’anno scorso (-14,3%). Pesante è anche il calo registrato nell’ultimo trimestre preso in considerazione in questo studio (luglio-settembre 2013), pari a -10,9%, in aggravamento rispetto alla diminuzione del secondo trimestre (-9,5%).

Commercio

La fase recessiva del commercio, iniziata nel secondo trimestre 2008, dall’autunno 2011 è divenuta sempre più ampia e preoccupante ad ogni rilevazione ma aveva segnato un alleggerimento nel secondo trimestre del 2013. Nel terzo trimestre tuttavia la tendenza negativa è tornata ad ampliarsi con le vendite in calo del 7,4% rispetto al -5,4% del periodo aprile-giugno. Complessivamente, nei primi nove mesi dello scorso anno, le vendite si sono contratte del 7,2% rispetto allo stesso periodo del 2012. Gli esercizi minori soffrono maggiormente, con flessioni pari al 9,5% per la piccola distribuzione (1-5 dipendenti) e all’7,8% per la media distribuzione (6-19 dipendenti). La grande distribuzione (20 dipendenti e oltre) registra un calo inferiore alla media (-3,1%). Soffrono in particolare il commercio al dettaglio di abbigliamento (-10,6%), prodotti alimentari (-7,5%), prodotti per la casa ed elettrodomestici (-6,5%) così come la categoria di altri prodotti non alimentari oltre l’abbigliamento e i casalinghi (-7,5%).

La demografia delle imprese

Si contrae il sistema imprenditoriale parmense, fotografato dalla Camera di Commercio attraverso i dati Movimprese e relativi all’interno 2013: l’anno, come il 2012, il 2008 e il 2009, si è concluso con un saldo negativo di imprese. il territorio perde complessivamente 353 aziende, al netto delle cancellazioni d’ufficio. Il tema rilevante appare quello relativo alle nuove iscrizioni: al Registro Imprese della Camera di Commercio di Parma l’anno scorso si sono iscritte solo 2.670 imprese, il dato più basso degli ultimi 11 anni. Di imprese ne sono state cessate ben 3.023, il quarto dato più alto negli ultimi 11 anni.

I dati sulle iscrizioni e cessazioni di imprese si riflettono sulla consistenza complessiva del sistema imprenditoriale della provincia, che al 31 dicembre 2013 è costituito da 46.903 imprese registrate alla Camera di Commercio, di cui 42.163 attive. Quest’ultimo dato esprime la struttura imprenditoriale “effettiva” di Parma che registra 686 unità imprenditoriali in meno rispetto al dato 2012. La contrazione appare ancora più importante se si considera che a fine 2008 le imprese attive contavano 43.696 unità. Parliamo quindi di una perdita del 3,5% del tessuto imprenditoriale effettivo avvenuta negli ultimi 6 anni, vale a dire 1.533 imprese attive in meno.

I settori che hanno perso più imprese nel 2013 sono l’edilizia (-354), l’agricoltura (-268), il manifatturiero (-184) e trasporti e spedizioni (-52). Saldi positivi presentano invece i servizi alle imprese (+100), il commercio (+56), assicurazioni e credito (+32) e il turismo (+12).

Diminuiscono le ditte individuali (-2,8%) e le società di persone (-1,5%), mentre crescono leggermente le società di capitali (+0,8%) e soprattutto le altre forme (+7,5) che tuttavia hanno un peso relativo sulla composizione complessiva dello stock delle imprese attive nel parmense: sono il 2,5%, contro il 57,8% di imprese individuali, il 21,3% di società di capitali e il 18,9% di società di persone. Con l’aumento delle società di capitali, continua ad irrobustirsi la struttura imprenditoriale, ma con maggiore lentezza rispetto al vicino passato.  Si tratta della crescita annuale più bassa (+0,8%) dal 2008 (tra il 2008 e il 2009, la crescita delle società di capitale era stata del 2,8%).

Agricoltura, manifatturiero e costruzioni continuano a ridurre il loro peso nella struttura economica locale la quale prosegue nella tendenza verso la terziarizzazione: se nel 2009 i tre settori congiuntamente sfioravano il 50% dello stock delle imprese parmensi, oggi raggiungono il 46,5%. Commercio, turismo e servizi alle imprese e alla persona aumentano invece la loro incidenza. Anche se la crescita numerica del commercio è accompagnata ad un calo dell’apporto al valore aggiunto provinciale.

Le imprese artigiane rappresentano poco meno di un terzo (32,2%) dell’insieme delle imprese attive in provincia e ammontano a 13.604, valore ridottosi di 543 unità rispetto al dato 2012. Il saldo negativo si concentra tra le imprese artigiane del settore edile (-317 unità) che al 31 dicembre 2013 rappresenta circa il 40% delle imprese artigiane; pesante (-142) pure il saldo tra gli artigiani della manifattura, oggi circa il 25% delle imprese artigiane; in diminuzione anche i servizi (-76 unità) in cui si colloca circa un terzo di questa famiglia di aziende.

L’export

Nei primi nove mesi del 2013 le esportazioni parmensi sono aumentate del 3,8% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, in accelerazione rispetto all’incremento del 2,2% segnato nello stesso periodo del 2012. Complessivamente le esportazioni del 2013 (4.210 milioni di euro a valori correnti) hanno superato del 19,8% l’importo complessivo del 2008 (3.514 milioni di euro, il valore più alto prima della crisi internazionale).

Considerando i settori che contribuiscono maggiormente alle esportazioni provinciali, si rilevano aumenti significativi per macchinari ed apparecchiature (+6,8 per cento), prodotti alimentari (+5,4%), prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+2,0%), prodotti chimici (+4,6%), articoli in gomma e materie plastiche (+6,6%) e articoli di abbigliamento (+7,5%). Hanno invece segnato una battuta d’arresto i prodotti della metallurgia (-11%), i prodotti in metallo (-6,4%), computer e prodotti di elettronica, ottica ed elettromedicali (-18,7%) e autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (-4,0%).

Per quanto concerne i mercati di sbocco, America, Africa e Oceania registrano aumenti considerevoli (rispettivamente +17,2%, +14%, e +11,5%). In particolare l’export verso gli  Stati Uniti cresce del 21,6%. Pur crescendo di poco (+1%) il mercato europeo si conferma tuttavia il più importante, assorbendo esattamente i due terzi delle esportazioni parmensi (rappresentava il 67,6% nel 2012).

Sono sostanzialmente stabili le vendite in Asia (+0,3%), sebbene forti contrazioni si siano registrate in Cina (-12,4%) e in India (-31,2%).

Cassa integrazione e previsioni sulla disoccupazione

Sono oltre 5 milioni e 850 mila le ore di cassa integrazione autorizzate nel parmense nel corso del 2013 (dati INPS riferiti all’anno intero), valore in crescita del 29,5% rispetto al 2012. Ad aumentare è soprattutto il ricorso alla cassa integrazione in deroga (+62,2%), ma crescono pure le ore di cig ordinaria (+13,3%) e straordinaria (+6,7%). A livello regionale, il ricorso alla cassa integrazione si è ridotto complessivamente dell’1,2%, con un’importante frenata delle ore di cig ordinaria (-10,8)%. Crescono invece le ore di cig straordinaria e in deroga, rispettivamente dell’1 e dell’1,5%.

Le previsioni Prometeia-Unioncamere sull’evoluzione dei tassi di disoccupazione mostrano l’appesantimento della situazione tra il 2012 e il 2013, con un 2014 in cui sembra delinearsi un ulteriore leggero aggravio: Parma passa infatti da un tasso di disoccupazione del 6,3% nel 2012 al 7,7% del 2013 con la prospettiva di chiudere il 2014 a 7,8%; l’Emilia-Romagna passerebbe invece dal 7,1% del 2012 all’8,6% del 2013 che dovrebbe arrivare a 8,8% nel corso di quest’anno. A livello nazionale il tasso dovrebbe raggiungere il 13% nel 2014 partendo da un 12,2% riferito al 2013.

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